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FBoriani srl
Formazione

Perché entro ancora nelle classi

Dal 2014 vado nelle aule dei corsi IFTS a cercare menti fresche. Non lo faccio per generosità: lo faccio perché è il modo migliore che conosco per far crescere un'azienda, e perché in quei ragazzi rivedo il ragazzo che ero io.

Franco BorianiLettura: 4 min

Nel novembre del 2014, quando sono entrato nelle quote di HRZ, avevamo davanti un cambiamento tecnologico grande e servivano persone nuove. Non cercavo soltanto competenze. Cercavo menti fresche, non ancora abituate a un solo modo di lavorare, capaci di prendere la novità come un'opportunità e non come una minaccia. Le ho trovate nelle aule dei percorsi IFTS, dove sono entrato di persona a raccontare il mestiere e a scegliere chi portare con noi.

Con Fondazione Et Labora quella visita è diventata un'abitudine. Da allora una parte dei nostri consulenti arriva da quelle classi, e ogni volta che torno a parlare davanti a venti ragazzi ripenso a come sono entrato io in questo mondo: con un corso di formazione dentro Zucchetti, senza sapere niente, con qualcuno che ha deciso di darmi una possibilità.

Mi vedo come un booster per il giovane che poi diventerà qualcuno.

Non li tengo per sempre, e va bene così

Non credo che il ragazzo che entra oggi rimarrà con noi per trent'anni. Credo però che si ricorderà del suo primo lavoro, e che si ricorderà di noi. Il nostro compito non è trattenere: è accendere. Dare a una persona la prima consapevolezza di quello che sa fare, metterla davanti a un cliente vero, farle vedere che la tecnologia è uno strumento e che il mestiere sono le persone. Se poi vola altrove, abbiamo fatto bene il nostro lavoro.

È anche per questo che tra i compagni di viaggio di un'impresa metto per prime le scuole. Le aziende crescono dove cresce il territorio, e il territorio cresce se i suoi giovani trovano vicino a casa un posto dove imparare un mestiere. Siamo freschi e veloci abbastanza per essere quel posto.

Cosa manca ai ragazzi di oggi, e cosa non manca

A chi arriva oggi manca soprattutto la stabilità. Viviamo circondati da situazioni, nella politica e negli affari, che non permettono di pianificare nemmeno a medio termine, e così si finisce per vivere un po' alla giornata. Tutta questa pressione rischia di ingrigire una generazione che invece ha molto da dare.

Quello che non manca è la capacità. Quello che a volte manca è la voglia di essere causativi, cioè di agire per cambiare la propria condizione invece di aspettare che cambi da sola. Si può essere causativi in tanti modi, anche sbagliando, e ognuno deve scegliere il suo. Io lo dico ai ragazzi con le parole più semplici che ho: non aspettate che qualcuno vi dia una direzione. Costruitevi un piano, anche piccolo, e portatelo in giro.

Quando entro in una classe penso al ragazzo che ero quando sono entrato in Zucchetti. Se posso dargli la possibilità che qualcuno ha dato a me, mi diverto a pensare che diventerà il Franco di adesso. O, meglio ancora, qualcosa di molto più grande.

Costruiamo qualcosa insieme.

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